Immagini del paese di Sasso Pisano in Toscana

La morfologia di Sasso Pisano

Il paese di Sasso Pisano prima di arrivare al nome attuale fu chiamato ,inizialmente saxo, poi Castello di Saxo ed in seguito saxo di Maremma . L’etimo “Sasso” è di origine morfologia e fà riferimento allo sperone roccioso di origine calcarea su cui fù edificato il castello di Sasso Pisano. Il paese non è grande, tutto raggruppato intorno alla chiesa e alla caserma dei carabinieri reali. Ninete terra intorno alle case serrate una all’altra, in maniera solidale, così com’era solidale la gente che vi abitava: legati tutti dalla povertà comune. Il primo insediamento a Sasso Pisano nel Vll sec fu di origine Longobarda. La disposizione geografica e l’altezza del Sasso lo rendeva facilmente difendibile permettendo un’ottima vista dall’alto.La zona circostante offriva dei boschi ricchi di legname da poter sfruttare come calore per la lavorazione dei metalli. La zona in pianura circostante era piena di acqua bollente che fuoriusciva dal sottosuolo. Questa grande risorsa del sottosuolo fù sfruttata dagli etruschi ed oggi le terme etrusche hanno acquistato un grande valore poichè costituiscono l’unico esempio di terme arrivate fino a noi di epoca tardo-ellenistica.

Composizione nucleo familiare degli abitanti – Storia di Sasso Pisano

Nel 1826 gli abitanti di Sasso Pisano ( chiamati Sasserini), si contavano in 1089 unità, l’economia era prevalentemente agricola ma anche gli artigiani erano numerosi: almeno 4 fabbri, 4 falegnami ed 1 meccanico ed un sarto che soddisfacevano i bisogni degli abitanti di Sasso Pisano.Le Famiglie erano numerose: anche 9 o 10 figli, 4 figli erano nella norma. Questo perchè in un paese prevalentemente agricolo le braccia erano importanti.

Sport e passatempi a Sasso Pisano

Lo sport praticato dai ragazzi era il pallone: la palla non era altro che una manciata di cenci tenuti insieme da un filo di ferro. Nel 1838 nasce l’audace Sasso che ancora oggi si cimenta in partite con squadre dei paesi circostanti. Un’altro gioco praticato in passato a Sasso pisano era quello delle ruzzole: un cerchio di ferro guidato da una bacchetta con in fondo un’archetto chiamato Mandino, i più bravi riuscivano già a realizzare dei carretti di legno con ruote di legno. Spesso tra la bande dei piazzaioli e la banda dei terraioli (le due principali bande di Sasso Pisano) scoppiavano degli scontri a pugni o sassi anche fortunatamente i feriti non erano all’ordine del giorno. Gli adulti invece il pomeriggio e la sera uscivano per giocare a carte e bere alcolici in osteria. I contadini invece passavano le sere a “veglia” cioè trascorrevano il tempo raccontandosi le storie a lume di candela o facendo feste da ballo a suon di fisarmonica.

La domenica a messa con il vestito migliore

La domenica era considerato un giorno molto importante perciò veniva indossato il vestito migliore, il più nuovo. Il gruppo dei ragazzi ed il gruppo delle ragazze, entrambi benvestiti, coglievano l’occasione della messa domenicale per guardarsi e scambiarsi un sorriso o un’ammiccamento.

Il dopoguerra a Sasso pisano

Alla fine della seconda guerra mondiale l’arrivo degli Americani aveva portato a Sasso Pisano prodotti nuovi come: le caramelle con il buco, la cocacola, nuovi balli per non parlare delle motociclette e delle radio.

Arriva l’enel, nasce il villaggio boracifero e la vita nel paese cambia

Un grande cambiamento positivo nella vita della popolazione si ebbe con l’elezione nel 1954 del presidente Fascetti della Larderello (cioè l’attuale Enel). Nei tre anni della sua presidenza fece costruire un’intero villaggio per gli operai della fabbrica: “Il villaggio boracifero”. Il villaggio era composto da tante villette a schiera con giardino e alberi, un’asilo, una cappella, la chiesa dei lagoni (progettata da michelucci che era il miglior architetto del tempo). Fu inoltre costruito un circolo ricreativo, un campo da boccie, un cinema al coperto e tutte queste strutture erano riscaldate gratuitamente con il vapore geotermico. Di pari importanza furono le tantissime assunzioni fatte dalla Larderello a in quel periodo.

La situazione peggiora a Sasso Pisano nel 1960-1961 negli anni del ferro e dell’acciaio

L’italsider di piombino in questi anni ampliò i suoi impianti e una gran parte della popolazione,non assunta dalla Larderello, quindi rimasta contadina emigrò a Piombino ed a Venturina in cerca di un lavoro ben pagato, ferie e pensione garantita: tutto ciò che non sarebbe arrivato restando contadina. Gli operai dell’Italsider si crearono una nuova vita e i loro figli non tornarono più a Sasso Pisano.

Lo stabilimento Termale etrusco di Sasso Pisano

Di grande rilievo artistico e strutturale l’impianto termale , a Sasso Pisano vi era infatti uno stabilimento termale costruito dagli Etruschi. Le terme etrusche del Sasso sono l’unico impianto termale etrusco sopravvissuto in buono stato fino ai giorni nostri. Oggi questo ritrovamento è stato inserito in un progetto per la creazione di un parco archeologico che verrà aperto ai visitatori e che offrirà sicuramente un’ottima attrazione per i turisti che verranno a visitare l’Agriturismo Centopino. Grazie alla geotermia, cioè alla presenza di rocce calde a basse profondità contenenti grande sacche di vapore ed acqua sulfurea, si stà pensando oggi di ricreare un moderno stabilimento termale che favorirebbe il turismo garantendo anche agli abitanti locali la possibilità di curarsi acqua e vapore caldo dalle proprietà benefiche. Questo ambiene così surreale, dove il vapore fuoriesce dal terreno ad elevata temperatura ha dato luogo a varie leggende tra cui quella di Monpelier. Ultime novità sulle terme.

Buca di San Rocco Pellegrino di Monpelier

Quì narra la leggenda soggiornò nel 1300 dopo aver guarito gli ammalati di peste, col semplice segno della croce. San Rocco Pellegrino di Monpelier contrasse la malattia a Piacenza mentre tornava in Francia, non volendo morire senza la benedizione del Santo Padre, si mi se in cammino verso Roma, ma stremato si fermò in una zona selvaggia ricoperta di selve e pregnata di nauseabondi vapori. Trovò questa spelonca che dava sul lago caldo, ricco di zolfo e borati. Dopo bagnature ed averne respirato l’acro odore guarì. Il fatto fù risaputo nel territorio e alcuni viandanti eressero una chiesetta sotto il castello. Anche oggi il piano davanti alla grotta si chiama Troscia dal Longobardo “pozzanghera”.